Cos’è il denaro? Ce lo dice lui…

Sull’onda della nostalgia di una moneta convertibile in oro in voga nell’Occidente dal Medioevo fino al 1971, oggi su blog e forum molti tornano a proporre sempre più spesso nuove monete fondate su qualcosa di altro: sull’energia, sull’energia solare oppure anche sulla longevità degli esseri umani che la usano.

Eppure la moneta non deve avere un valore intrinseco.

Se ne accorse Marco Polo già otto secoli fa, quando raccontò di aver visto creare moneta dal Gran Khan semplicemente apponendo un sigillo sopra un pezzo di corteccia.

Noi occidentali siamo sempre stati viziati da questo errore concettuale: abbiamo scambiato il denaro come un bene in sé anziché come un mezzo di scambio tra due beni o servizi.

A spiegarci il nostro errore, torna in gioco Aristotele, che sembra tornato dal Limbo di Dante apposta per spiegarci cos’è il denaro in un’epoca in cui i soldi sembrano un valore assoluto e il fine supremo della vita.

Il filosofo per eccellenza, che nel Medioevo veniva indicato come “Il Filosofo” in maiuscolo e senza bisogno nemmeno di dire il nome, si è occupato di denaro e, secondo lui, è l’unico mezzo per costruire una comunità basata sugli scambi reciproci.

Aristotele«Nelle comunità basate sullo scambio, questo tipo di giusto, cioè il contraccambio secondo la proporzione e non secondo l’uguaglianza, è ciò che contribuisce a tenere unite le parti».

Quindi il denaro è necessario.

E ancora: «Infatti tra due medici non si forma un’associazione, ma essa nasce tra un contadino e un medico e, in generale, tra diversi e non tra uguali; d’altra parte è necessario che questi siano equiparati. Per questo tutte le cose di cui si dà scambio devono essere in qualche modo commensurabili. E proprio per questo è stata inventata la moneta, che è diventata in qualche modo un elemento intermedio; infatti misura tutto, e quindi misura sia l’eccesso sia il difetto, e quindi anche quante scarpe siano uguali a una casa o a una certa quantità di cibo».

Infine, sulla moneta Aristotele è chiarissimo: è un mezzo di scambio nato per convenzione e senza nessun altro valore che la convenzione. E’ utile perché misura tutto ed è anche facile da conservare: «E come mezzo di scambio per soddisfare il bisogno è nata, per convenzione, la moneta. E per questo essa ha il nome di moneta (nomisma), perché non esiste per natura ma per legge (nomos), e dipende da noi cambiarne il valore e porla fuori corso.(…) D’altro canto, riguardo allo scambio futuro, se al presente non si ha bisogno di nulla, la moneta costituisce per noi una garanzia del fato che, se ce ne sarà bisogno, esso sarà possibile; infatti è necessario che, a chi possiede denaro, sia possibile acquistare. Anche la moneta, poi, subisce lo stesso inconveniente (infatti non ha sempre lo stesso potere d’acquisto); tuttavia essa tende a rimanere piuttosto stabile. Ed è per questa ragione che tutte le merci devono essere valutate attraverso la moneta: così, infatti, sarà sempre possibile uno scambio e, se questo avrà luogo, si realizzerà anche l’associazione. (…) Quindi ci deve essere una sola unità di misura, fissata per convenzione; per questo motivo essa è chiamata moneta». Aristotele, Etica Eudemia, Libro IV, cap. 9.

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