Doveri, doveri, doveri. E i diritti?

Nel nostro codice etico si parla solo di doveri.

Non vi sembra che da troppo tempo si parli solo di diritti? Possibile che nessun cittadino si domandi cosa deve fare per gli altri, prima di ricevere qualcosa in cambio?

Nel 1860, Giuseppe Mazzini scrisse “I doveri dell’uomo”, un libro in cui la tesi centrale era proprio questa: da troppo tempo si parla solo di diritti e, se continueremo su questa strada, andremo incontro ad un periodo di decadenza dell’umanità. Sono passati altri 150 anni…

In questo caso, diamo ragione all’incipit del film più famoso di Zeigeist: “In un periodo di decadenza, anche l’arte deve riflettere tale decadenza”.

Dopo le riflessioni di Giuseppe Mazzini, abbiamo scoperto un mondo inaspettato studiando il Medioevo.

Tutti conosciamo il modello feudale: uno che comanda su tutti, senza possibilità di appello.

Molti avranno un’immagine buia del Medioevo.

E, invece, non sempre era così.

Nei secoli, si rafforzò il modello sociale delle “castella”: paesi fortificati alla stessa maniera dei feudi, ma al loro interno non si trovava nessun signore feudale.

I cittadini si autoamministravano e tutti, ma proprio tutti, erano chiamati almeno una volta a pensare alla cosa pubblica.

L’elezione avveniva per estrazione a sorte, ma con una differenza rispetto alle moderne estrazioni. Chi veniva estratto, veniva lasciato fuori dall’estrazione successiva.

E, a chi si rifiutava di ricoprire la carica assegnata, veniva imposta una multa monetaria enorme e la carica doveva essere ricoperta lo stesso.

E allora perché la multa?

Perché si era minata la fiducia nelle istituzioni.

Nel Medioevo la parola contava tantissimo e abbiamo ripreso questa regola nel nostro codice etico.

Le multe per qualsiasi reato si dimezzavano se c’era una proposta di pacificazione, cioè se c’era una parola di pace.

Abbiamo preso a modello uno statuto in particolare che ci è arrivato fino a noi: lo statuto di Avellano del 1367, paese che esiste ancora oggi col nome di Vellano, nella Toscana del nord, in provincia di Pistoia.

In tutti gli articoli del testo, non si parla mai di diritti, mai: si parla solo di doveri. Addirittura, c’è un articolo specifico, il numero 36 del libro V, scritto apposta per affermare che tutti i doveri valgono sia per il genere maschile che per il genere femminile.

Nel 1367, c’era la parità tra i generi!

Perché solo doveri?

Perché il dovere di ognuno è il diritto di qualcun altro. Quindi, se tutti pensiamo ai propri doveri, ciascuno di noi vedrà riconosciuti i propri diritti senza nemmeno doverlo chiedere.

Fondare una società sui doveri, significa fondarla sui cittadini.

Fondare una società sui diritti, significa fondarla sulle istituzioni che devono provvedere a questi diritti. Quindi, significa delegare la propria libertà a qualun altro: le istituzioni democratiche, in questo caso, ma sempre di qualcun altro si tratta.

Ci è piaciuto così tanto lo statuto di Avellano che sulla sua impronta e sugli studi storici delle altre “castella” abbiamo fondato l’Associazione di volontariato Terrazzana, prendendo proprio il nome di una delle “castella” vicine ad Avellano.

Dei valori delle società medievali si trovano tracce un po’ in tutto il codice etico di “Senza soldi”.

Dobbiamo imparare molto dal passato. E, poi, chissà se non ci ritorneremo.

Molti economisti parlano apertamente di una nuova “medievalizzazione” dell’economia mondiale, come superamento di questo modello imperialista.

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