Grande interesse per Affari Senza Soldi all’Università della Scozia

Ha suscitato grande interesse la relazione del dott. Domenico Cortese presentata venerdì 4 settembre al Dipartimento di Filosofia, dell’Università di Dundee in Scozia su Affari Senza Soldi, analizzati in chiave hegeliana.

Non il Dipartimento di Economia, ma quello di Filosofia, perché quando viene riscritta la teoria economica, bisogna tornare ai fondamenti del sapere.

Il dott. Cortese è PhD student all’Università di Dundee, Laurea Triennale in Filosofia e Scienze Umane e Laurea Specialistica in Scienze Filosofiche, entrambe all’Università di Cosenza.

domenico cortese

In foto, il dott. Cortese

Hegel costruisce un sistema filosofico fondato sul riconoscimento reciproco delle coscienze, completamente intersoggettivo e senza bisogno di un ente esterno che regoli il tutto. E, da questo punto di vista, Affari Senza Soldi è proprio così: gli scambi si regolano da soli all’incontro di domanda e di offerta individuali. I consulenti servono solo ad agevolare gli scambi e a sorvegliare che nessuno approfitti della fiducia che si è creata nel circuito. 

E’ interessante come in questa ottica i fidi concessi da Affari Senza Soldi vengano considerati una vera e propria “anticipazione di relazioni sociali”. Il denaro, infatti, smette di essere il fine della vita e diventa solo un’unità di misura per calcolare quanto un individuo ha dato alla comunità di cui fa parte per mezzo del proprio lavoro e quanto a sua volta deve ricevere. La concessione di un fido consente a chi ne beneficia di iniziare a ricevere dalla comunità beni e servizi di cui ha bisogno o per le proprie spese personali o per impiegare come fattori produttivi nella propria azienda  i beni e i servizi ricevuti. La comunità si fida letteralmente del fatto che quella persona restituirà un valore uguale di beni o servizi, secondo il proprio mestiere.

Alla fine dell’esposizione, quali domande sono state fatte dal pubblico?

In generale, quando parlo del circuito nasce sempre interesse nel pubblico. E’ un valore aggiunto che fa interessare anche chi non sa niente di economia. Uno studente mi ha chiesto cosa succede se un’azienda fallisce oppure intenzionalmente non vuole saldare un debito, cioè rientrare del fido concesso. Gli ho spiegato che questo evento è raro perché ci sono i criteri di ammissione nel circuito che limitano questa possibilità e poi ci sono ripercussioni legali, perché i crediti sono riconosciuti legalmente”. E poi, aggiungiamo, c’è anche un fondo di garanzia in crediti, creato stornando una percentuale delle commissioni, per tutelare la comunità quando un iscritto non vuole ripagare il suo debito. Non pagare i debiti nel sistema monetario attuale in euro è una necessità quasi obbligatoria. I debiti non sono pagabili, perché non c’è abbastanza massa monetaria in circolazione, resa scarsa da una politica monetaria miope. Ma non pagare i debiti in Affari Senza Soldi, è una violazione soprattutto del codice etico, perché i crediti si generano automaticamente con la voglia di lavorare. Non pagare i debiti in Affari Senza Soldi significa non avere voglia di lavorare.

Poi è intervenuto un professore di Business Ethics. Mi ha chiesto di definire meglio perché secondo me il mercato secondario del debito (cioè l’insieme dei derivati e degli swap) sarebbe una scommessa, mentre in Affari Senza Soldi, il debito è visto come riconoscimento dei bisogni di una società. Ha obiettato che un po’ sono una scommessa anche i fidi concessi in crediti, perché non è possibile sapere con certezza quali risultati produrrà un’azienda. E io gli ho risposto che la logica è differente perché il mercato secondario del debito si basa su una struttura che è distante dalla realtà concreta e quindi gli investitori si basano su quello che Keynes chiama “spirito animale” e non su una reale verifica delle potenzialità di un tessuto economico. Quindi, nel mercato dei derivati c’è un’aspettativa autoreferenziale e il valore dei derivati vive di vita propria, ovvero i derivati si influenzano l’uno l’altro”.

In parole semplici, chi utilizza i derivati produce carta, che produce carta, che produce carta.

Chi utilizza i crediti, produce beni e servizi, ovvero articoli per la casa, abiti, cose da mangiare, che poi consuma anche chi usa i derivati, non appena gli prende fame, dopo giornate intere passate a produrre carta.

Alla fine c’è stato spazio anche per una domanda filosofica in senso stretto e la potranno apprezzare gli appassionati di questa materia.

Una ricercatrice ha obiettato che la dialettica hegeliana non ha una realizzazione autentica rigorosamente parlando, perché le autocoscienze non si riflettono mai in modo simmetrico e ci sarà sempre una coscienza più forte delle altre. Questa è l’obiezione classica che fanno molti filosofi al sistema hegeliano, a cominciare da Adorno. Ho risposto che questa aporia esiste se manteniamo il riconoscimento delle coscienze su un piano solo dialettico, ma io riarticolo la questione in modo puramente pragmatico, perché ci si basa su una massimizzazione degli strumenti per ogni individuo, in modo che ogni individuo abbia una catena di negoziazione equivalente e massimizzato. Quindi, abbiamo una riarticolazione neopragmatista di Hegel tramite i crediti”.

Traduciamo per i non addetti ai lavori: se qualche iscritto si approfitta degli altri iscritti, intervengono i consulenti a riequilibrare i rapporti, che devono essere sempre improntati al vantaggio reciproco. Mentre se qualche iscritto è più bravo di altri e diventa ricco in crediti grazie alla tua trasparenza e al suo rispetto verso gli altri, allora è il benvenuto in Affari Senza Soldi, perché il nostro slogan è “il benessere senza soldi”, non la miseria senza soldi.

Settori: economia politica, sistemi economici, teorie economiche, macroeconomia, microeconomia.

Informazioni sull' Autore  ⁄ Alessio

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