Il caso delle AM Lire

86 miliardi di euro di debito inesistente, attualizzati secondo le più prudenti previsioni!
Le A. M. Lire, ovvero “American Military Lire” sono una prova del fatto che “il denaro sia un’allucinazione collettiva”, per dirla con le parole di Franco Battiato.
La panzana che il debito esiste perché saremo vissuti “al di sopra delle nostre possibilità” è smascherata da un caso storico.

Il 19 luglio del 1943, appena 9 giorni dopo lo sbarco in Sicilia, due aerei cargo americani sbarcarono 7 tonnellate di carta moneta, stampata malamente e con la dicitura “Italy” nemmeno tradotta in italiano. Alcuni tagli erano quadrati, altri rettangolari delle stesse dimensioni del dollaro.

5 Am lireUna seconda consegna di banconote avvenne nel 1945. Erano banconote stampate dalla tipografia privata Forbes, una tipografia privata, badate bene!
Pare che al 1945 il valore nominale delle A. M. Lire fosse di 143 miliardi di lire di allora, 143 miliardi di denaro creato dal nulla per opera di semplici tipografie.
Peraltro, quelle banconote erano facilmente falsificabili e, infatti, furono falsificate, generando una notevole bolla di inflazione.
Con quelle banconote stampate a casaccio e la forza delle loro armi, gli americani comprarono tutto quello che volevano. A loro piacevano molto i nostri palazzi storici e così l’ambasciata USA a Roma è stata comprata con le A. M. Lire.
La stampa delle A. M. Lire continuò fino al 1950 addirittura tramite la Banca d’Italia.
Nel 1952 il Parlamento convertì le A. M. Lire non in lire, ma in BOT, trasformando così quei pezzi di carta in debito riconosciuto a livello internazionale. Il Ministro del Tesoro era Alcide De Gasperi.
Vediamo meglio cosa hanno fatto gli americani. Stampano pezzi di carta, ci prendono -tra le altre cose- l’ambasciata americana e poi spingono il Governo a riconoscere anche un debito.
Dobbiamo pagare perché ci hanno portato via un patrimonio con pezzi di carta di nessun valore? 

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