Lavorare all’epoca in cui le macchine lo fanno per noi

E poi ci siamo domandati: ma è davvero necessario lavorare?

Qui gli argomenti non mancano.

E’ necessario a cominciare dai bisogni essenziali, come lavorare la terra o curarci dalle malattie. E necessario, quindi, per non morire o di fame o di malattie o di altre mancanze.

Ma è necessario che ciascuno lavori per gli altri?

Sempre Aristotele ci insegna che le persone sono diverse le une dalle altre: hanno abilità e attitudini diverse.

C’è chi è bravo a coltivare la terra, chi è bravo a cucire abiti, chi a insegnare.

Quindi, è necessario che ciascuno si specializzi per massimizzare il proprio lavoro e aiutare gli altri. E gli altri faranno lo stesso con lui.

In questo modo, si costruisce e si rafforzano i legami sociali.

Poi abbiamo affrontato un altro argomento: le macchine stanno prendendo il posto dell’uomo.

Quando questo percorso sarà ultimato, cosa ci resterà da fare?

Saremo schiavi dei robot?

E’ uno degli scenari che vengono fuori come mostri da più parti: il più famoso è il movimento “Zeigeist”.

Ma possiamo essere gelosi delle macchine perché svolgono al posto nostro i lavori necessari ai bisogni materiali?

L’essere umano è una creatura complessa ed è molto più complessa la sua mente rispetto al suo corpo.

I bisogni che ci arricchiscono interiormente non finiranno mai. Così, se le macchine penseranno ai bisogni esteriori, gli esseri umani potranno pensare ai bisogni interiori.

Per questo abbiamo inserito la cultura, l’arte e la formazione tra le attività economiche, perché non vogliamo un regresso tecnologico in nome della piena occupazione.

Chi avrà costruito quelle macchine e chi le gestirà e provvederà alla sua manutenzione farà un lavoro utile al genere umano, purché il genere umano non si limiti ai bisogni esteriori e materiali.

Altrimenti diventerà davvero schiavo delle macchine e di chi le possiede.

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