L’euro, la lira e il mito di Narciso

L’euro, la lira e il mito di Narciso

Ecco cosa scriveva su La Stampa nel 2001, il giornalista Marco Belpoliti: «All’inizio del Novecento, in quel libro straordinario che è “Filosofia del denaro” (Utet), il filosofo e sociologo tedesco Georg Simmel aveva descritto la nostra attitudine a concepire i prezzi delle cose come una loro proprietà intrinseca e non come l’effetto delle dinamiche tra domanda ed offerta. Noi facciamo “come se” i prezzi fossero una caratteristica dei beni, ricorda [lo psicologo Paolo] Legrenzi [nel libro “L’euro in tasca, la lira nella mente e altre storie”, Mulino 2001, ndr], alla pari di colore, dimensione o forma. E ci stupiamo quando in una certa parte del mondo scopriamo che un tappeto “costa” meno che da noi, oppure che mangiare è più a buon mercato a Fermo che a Torino o a Milano». Marco Belpoliti, “La nuova moneta ci cambierà la memoria”, La Stampa, lunedì 31 dicembre 2001, p. 6.

Lira o euro l’errore che abbiamo compiuto è sempre lo stesso: attribuire al denaro un valore assoluto e non una semplice unità di conto. Siamo caduti nella trappola del mito di Narciso.

Narciso di innamorò della propria immagine, pensando che fosse una creatura reale.

Il denaro serve solo a scambiarci beni e servizi di natura differente tra loro e in momenti diversi.

In un sistema economico, deve esistere una quantità di denaro identica alla quantità di beni e servizi e nulla di più.

Se volete, il denaro è lo specchio dell’economia. Più cresce l’economia più deve crescere il denaro. Se l’economia decresce, deve diminuire anche la quantità di denaro in circolazione.

Narciso scambiando la propria immagine per la realtà morì affogato nel tentativo di abbracciarla e noi moriremo di denaro se pensiamo che il denaro sia il fine della vita.

narciso

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