Perché dobbiamo usare le monete complementari anche se salta l’euro?

Qua a breve usciranno tutti dall’euro, magari l’esodo non inizierà dall’Italia, magari sarà il Portogallo il primo, ma succederà a breve”, così esordiva il prof. Gustavo Piga venerdì 19 luglio 2013, alla puntata di Focus Economia di Radio 24 .
E’ un coro unanime di economisti autorevoli a sostenere che la fine dell’euro sia imminente: Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Antonio Maria Rinaldi, fino ai sei premi Nobel per l’economia.
E allora perché complicarsi la vita con le monete complementari che stanno invadendo il Paese?
Perché cercare strumenti monetari alternativi come il baratto o la compensazione multilaterale?
Converrebbe aspettare che la Zecca dello Stato stampi la nuova Lira, o come diavolo si chiamerà.
Semplice, perché la Zecca dello Stato ha impiegato 3 anni, dal 1999 al 2002, lavorando a pieno regime, “per sostituire i 3,5 miliardi di pezzi di cartamoneta in lire con i nuovi 2,4 miliardi di pezzi di cartamoneta in euro” (Antonio Maria Rinaldi, “Il fallimento dell’euro?”, Roma, Piscopo editore, 2011, pag. 127). Molte banconote come le mille o le duemila lire, infatti, sono state sostituite da monete.
Fatte le debite proporzioni, se domani crollasse l’euro, servirebbero non 3, ma 5 anni per riavere le nostre lire del 1999, che nel frattempo sono state distrutte. 3 anni sono servizi per stampare 2,4 miliardi di banconote di euro. Ne servirebbero 5 per stampare 3,5 miliardi di banconote di lire. La velocità di stampa è sempre la stessa, per gli euro e per le lire.
Ma le banconote che oggi servirebbero non sarebbero quelle del 1999, sarebbero molte di più.
E’ lo stesso Consiglio direttivo della Bce che il 1 dicembre del 1998 ci dice quante banconote sarebbero servite ogni anno: il 4,5% in più. Ogni anno che è passato dal 2002, ingresso nell’euro, sarebbero servite il 4,5% in più di banconote. Salvo, poi, ammettere qualche anno dopo che l’obiettivo era stato disatteso.
Ad ammetterlo fu lo stesso presidente della Bce Jean Claude Trichet (Alberto Bagnai, “Il Tramonto dell’euro”, Reggio Emilia, Imprimatur editore, 2011, p. 205).
Si sono dimenticati di stampare gli euro che ci erano necessari!
Ma quanti euro ci dovrebbero essere oggi in circolazione?
Basta aggiungere il 4,5% di banconote ogni anno, dal 2002, anno di entrata in vigore dell’euro, ad oggi. Se nel 2002 le banconote erano il 100%, oggi le banconote in circolazione avrebbero dovute essere il 162,29%.
Sempre con le debite proporzioni, servirebbero 3 anni in più, 8 anni in totale, con una Zecca dello Stato che funziona a pieno regime, per stampare il 62,29% in più di banconote.
Alcuni economisti suggeriscono di usare temporaneamente il dollaro, come fece l’Albania per esempio quando cadde il regime comunista di Enver Hoxha il 20 febbraio del 1991. Di dollari ce n’è una quantità abnorme in tutto il mondo. Sì, ma i dollari vanno guadagnati. Gli U.S.A. Non ci permetterebbero di sostituire le banconote di euro, diventate fuori corso, con i dollari, a meno di pesanti e ulteriori vincoli di vassallaggio.
Altri economisti hanno ipotizzato di utilizzare gli euro italiani in circolazione.
Si riconoscono benissimo, perché gli euro fatti stampare per l’Italia hanno un numero di matricola che inizia per S e la somma di tutte le cifre dà sempre 7 (1 per la Grecia, 4 per la Spagna, 9 per il Belgio e così via).
Ci sono due piccoli problemi al riguardo.
Il primo è che la Bce ci ha ridotto in questo stato di povertà e non mollerà la presa con tanto “fair play”.
Il secondo è che, anche se lo facesse, non avremmo il minimo strumento di controllo sulla quantità di moneta in circolazione. Proprio perché gli euro non hanno un numero progressivo non potremmo sapere se proprio la Bce sia tentata di immettere fiumi di euro per creare bolle inflazionistiche e poi dirci: “Avete visto? Con la lira c’è inflazione per forza”.
Per forza, sì!
Dal 2002 ad oggi noi non possiamo che prendere per buoni i dati che ci dice la Bce. Non possiamo controllare quante banconote stampa, perché le banconote non sono numerate, ma sono identificate da un codice numerico la cui somma dà sempre 7. Un trucco, che ci fa illudere di avere un numero di matricola sulle nostre banconote.
Non ci possiamo usare il dollaro.
Forse una scorciatoia potrebbe essere quella di usare conti correnti elettronici per le nuove lire.
In questo modo, però, ogni movimento verrebbe tracciato e ciascun cittadino potrebbe essere controllato dallo Stato. Non ci sarebbe niente di male, se non che in democrazia vale l’esatto principio contrario: è il cittadino che deve controllare lo Stato, non viceversa.
8 anni per stampare le nuove banconote. E’ l’unica strada sicura.
8 anni in cui ci dobbiamo liberare dalla dipendenza dal denaro, oppure ci sentiremo poveri semplicemente perché non abbiamo pezzi di carta in mano.

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