QUANDO LE LIRE ERANO 8…

…o forse di più. Nel 1200 nell’Italia del Centro-Nord esistevano 8 zecche ognuna delle quali coniava monete d’argento ciascuna con un potere d’acquisto differente.

All’epoca il punto di riferimento non era l’accaparramento di denaro, ma erano il lavoro e il rispetto reciproci. Nessuno rimaneva indietro. E nemmeno gli ultimi si sentivano umiliati.

Poi il denaro è diventato il fine della vita, come un dio, e la storia è cambiata.

Partiamo dall’inizio.

Dopo il tramonto dell’Impero Romano, per molti secoli, la lira è stata un’unità di conto virtuale. “Lira” è la degenerazione di “libbra” d’argento (325 grammi) che si cominciò ad utilizzare come unità di conto virtuale dal II secolo d.C. in poi. Non esisteva una vera e propria moneta chiamata “lira”.

denari

Più avanti nei secoli, con 325 grammi d’argento fusi a cilindretto si ottenevano 240 monete sottili sottili chiamate denari. I denari erano usati dal popolo minuto per gli scambi quotidiani, come l’acquisto del pane, degli abiti e degli oggetti d’uso domestico. Quando, poi, i numeri cominciavano a farsi difficili, per comprare una casa ad esempio, si ricorreva ai multipli e si ragionava in lire, arrotondando molto a dire il vero.

E la lira nel Medioevo valeva molto: “Ai tempi di Carlo Magno (…) con mezza lira si potevano comprare due campicelli ed un bosco; (…) con 8 lire capitava di poter comprare cinque belle possessioni con le loro case e tutte le loro terre ed i loro boschi annessi”. Ne parla Carlo M. Cipolla, ne “Le avventure della lira”, Il Mulino editore, p. 28, uno dei massimi esperti mondiali di storia economica.

All’epoca di Carlo Magno esisteva solo una lira, ma dopo l’anno Mille le lire iniziarono a moltiplicarsi con l’aumentare delle zecche.

Dopo il 1100, coniavano lire la zecca di Lucca, quella di Pavia, Verona, Cremona, Siena, Arezzo, Firenze, Acqui, Fermo, Vercelli, Bergamo, Giamberì, Torino e un secolo dopo si aggiunsero anche Genova, Firenze e Venezia.

Ogni lira aveva un suo potere d’acquisto. La lira lucchese valeva un po’ di più della lira pavese, che valeva un po’ più di quella veronese. Non si conoscono gli altri cambi, ma c’era una gran disparità di valore tra le varie lire e c’era un gran lavoro da parte dei cambisti.

Inoltre, ciascuna lira perdeva valore nel tempo, ma per una causa diversa da quella di oggi. Nel 1200 le monete erano di argento e poco prima della scoperta d’America l’argento stava finendo. Quindi, bisognava diminuire la sua quantità all’interno di ciascuna moneta.

Nel Sud Italia, invece, si scambiava la moneta detta “grano” e anch’essa durò per secoli, fino all’unità d’Italia.

Poco prima di questa data, il Sud era la locomotiva d’Europa: a Napoli ci fu la prima locomotiva a vapore, la prima fabbrica di treni e la seconda flotta d’Europa.

Ma anche il Centro Nord viveva la sua liberà, anzi più il Centro a dire il vero.

In Toscana, era forte e radicato il concetto di democrazia diretta. Ogni paese, denominato “castellum” eleggeva i propri rappresentanti senza nemmeno sceglierli tra i candidati: li tirava a sorte, perché amministrare la vita politica non era un’ambizione di pochi, ma un dovere di tutti. Non c’era nemmeno il rischio di essere rieletti perché i nomi del turno precedente venivano tenuti fuori dall’estrazione successiva. Nei paesi più piccoli, i nomi degli eletti venivano addirittura tenuti fuori fino all’estrazione dell’ultimo nome.

Nei “castellum” il denaro aveva un valore ancora più relativo che nel resto d’Italia. All’interno delle mura si potevano fare scambi in baratto e addirittura in baratto si potevano pagare le tasse.

Pochi lo sanno, ma la vita economica all’interno dei “castellum”, che al plurale fanno “castella”, era florida, non tanto per la ricchezza assoluta di pochi, ma per l’assenza quasi totale della miseria. E anche i “miserabili” erano assistiti e garantiti nella loro dignità grazie agli “ospitali”. Erano detti “miserabili”, perché degni di misericordia.

Quando in Italia il denaro era un valore relativo, frammentario e transitorio nel tempo, perché c’erano molti denari e ognuno si svalutava nel tempo, al Sud le persone si fidavano della ricchezza che dà l’economia reale, anziché fidarsi della ricchezza monetaria, mentre in Toscana le persone sceglievano di fondare la propria ricchezza sul rispetto reciproco e sui doveri morali che ciascuno aveva nei confronti della società.

 

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