Quante monete complementari circolano in Italia e nel mondo?

Quante monete complementari circolano in Italia e nel mondo?

5.000 stando ai dati di Bernard Liataer, uno dei massimi esperti in materia.

5.000 monete complementari che stanno circolando attualmente a fianco delle monete ufficiali.

Sono variopinte, alcune in formato cartaceo, altre in formato elettronico. Ormai fanno parlare di sé in convegni, pubblicazioni e conferenze e stanno diventando un fenomeno di costume.

Ma come funzionano e a cosa servono?

In tutto il mondo, le monete complementari si dividono in due grandi gruppi: quelle adatti agli scambi tra azienda e privato, “business to consumer” per dirla all’inglese, e quelle adatte agli scambi tra aziende, “business to business” per allinearci sempre agli anglofili.

Concentriamoci, in questo articolo, sulle prime: le monete B2C.

Ne abbiamo rintracciate le origini in Argentina. Prima del grande default del 2001, circolava il “patacon”, che è anche il nome di un tipico piatto argentino.

Fin quando lo Stato stava in piedi, il patacon funzionava come un buono sconto. Se un articolo costava 100 pesos e il negoziante accettava i patacones al 20%, per esempio, il cliente che li possedeva spendeva 80 pesos e 20 patacones, risparmiando così 20 pesos.

Quando lo Stato argentino dichiarò fallimento i patacones rimasero l’unica moneta in circolazione a Buenos Aires. I cittadini non si fidavano più gli uni degli altri, tranne di coloro che possedevano i patacones.

Le altre città presero spunto da Buenos Aires e stamparono ciascuna la propria moneta. In meno di 3 anni, l’Argentina vide fiorire oltre 200 monete locali che all’epoca circolavano come monete vere e proprie. Furono addirittura i Comuni a stamparle.

Il loro punto debole fu che erano facilmente falsificabili. Niente filigrana, niente criteri di sicurezza nella carta e i falsari iniziarono a distruggere la fiducia nelle nuove monete, stampandone in gran quantità.

Per fortuna, in quegli anni l’Argentina aveva esportato grandi quantità di mais verso la Cina e aveva importato valuta pregiata. In questo modo, riuscì a salvarsi da un nuovo crollo dell’economia.

In U.S.A. ci sono centinaia di circuiti di dollari alternativi e vengono classificati come “time dollars”, perché ad ogni ora di lavoro viene riconosciuto un valore di 12 dollari alternativi.

Uno dei più famosi è l’”Ithaca hour” che si può spendere unicamente in un raggio di 50 miglia dalla città di Ithaca, nello Stato di New York.

Funziona un po’ come la banca del tempo, ma si tratta di una moneta vera e propria che sostituisce il dollaro tra coloro che la usano.

In Canada, abbiamo il “Toronto dollar” identico nel funzionamento all’”Ithaca hour” e specifico della città di Toronto, appunto.

In genere, le monete complementari dilagano quando il sistema monetario non funziona al meglio.

Se negli U.S.A. si contano 400 circuiti di “time dollars”.

Quando nascono monete complementari è un segnale forte del cattivo funzionamento del sistema monetario ufficiale. Forse le notizie confortanti che ci arrivano da oltreoceano non sono poi così confortanti.

In Giappone stanno dilagando le banche del tempo, ma per motivi totalmente diversi da quelli degli altri Stati. I Giapponesi, che attribuiscono un valore assoluto al lavoro, soffrono di solitudine proprio per eccesso di lavoro. Così, impiegano il poco tempo libero per le banche del tempo allo scopo di ritrovare un po’ di compagnia attraverso nuove relazioni economiche.

Veniamo all’Europa.

In Belgio, abbiamo il RES, completamente elettronico, è accettato da 5.000 negozi.

In Grecia, circola da mesi la Ela, moneta alternativa all’euro, approvata addirittura dalla Bce e stampata dalla Banca Centrale greca.

In Italia, la strada è stata aperta negli anni ’90 dal Simec del prof. Giacinto Auriti.

Il Simec funzionava così bene nelle zone in cui fu introdotto che aveva spazzato via la lira. Questo fece alzare le difese immunitarie dello Stato, che di fatto impedì la diffusione del Simec, pur non violando nessuna legge allora in vigore.

Dopo una pausa, nel 2007 è nato lo Scec, sigla imperfetta di “Sconto Che Cammina”.

Per il Fisco, lo Scec ha lo status di buono sconto e lo si può usare sempre in una percentuale di prezzo accettata liberamente da ogni singolo negozio. Quindi, lo Scec ha bisogno sempre un po’ di euro per circolare. Una volta incassato dal titolare del negozio, lo Scec può essere speso di nuovo in un altro negozio. In questo modo, lo Scec aiuta le reti locali di negozi al dettaglio.

Sulla scia dello Scec, sono nate decine di monete complementari in Italia.

Tutte hanno lo stesso funzionamento. Sono buoni sconto che rimangono legati all’economia locale e hanno un potere d’acquisto di 1 a 1 rispetto all’euro.

Ne elechiamo alcune: il Nauno a Trento, il Susino in Val Di Susa, il Sereno nell’ex zona della Serenissima, il Latium nel Lazio, il KRO di Crotone e, infine, il Napo stampato addirittura dallo stesso Comune di Napoli sotto la guida del sindaco De Magistris.

 

Il Nauno del Trentino

Il Susino della Val Di Susa

Il Sereno del veneziano